Autorità di Bacino Interregionale del fiume Sele

centro abitato di pertosa

Quanto alla gestione della risorsa idrica, con particolare attenzione alle criticità socio-economiche indotte sul territorio di competenza, l’approfondimento della conoscenza è andato alla captazione da parte dell’Acquedotto Pugliese delle sorgenti native del fiume Sele, e all’utilizzazione per uso idroelettrico delle acque del fiume Tanagro, che viene completamente prosciugato nel tratto di attraversamento del centro abitato di Pertosa, ivi comprese le cascate, simbolo ambientale delle “Grotte”, snaturandone il paesaggio, storicamente vissuto dalla popolazione locale in simbiosi con il fiume.

Tali prelievi d’acqua sono ancora regolamentati da concessioni e deroghe naturae legibus solutis, che creano forti scompensi sul sistema antropico e funzionale del bacino.Queste ed altre emergenze, legate allo “sfruttamento” delle risorse idriche, in connessione con i forti interessi economici, energetici e di extraterritorialità regionale, possono essere affrontati solo a mezzo di risoluti interventi politici, confortati dal monitoraggio del territorio e da studi sulle procedure amministrative adottate in fase di concessione.

Per tali motivi, nel 1999, l’Autorità di Bacino del Sele ha costituito un’apposita commissione tecnico-legislativa di studio e indagine, anche con la partecipazione di rappresentanti dell’Acquedotto Pugliese s.p.a., che ha affrontato le problematiche inerenti le grandi captazioni d’acqua, con particolare riferimento alle sorgenti di Caposele, formulando soluzioni operative, di cui il Comitato Istituzionale ha preso atto con delibera n. 2 del 4 luglio 2003.

Dal punto di vista normativo, è importante evidenziare che quest’Autorità di Bacino si trova a dover affrontare notevoli difficoltà applicative in quanto il D.Lvo 152/99 e s.m.i, pur rinnovando la regolamentazione dei prelievi e delle restituzioni d’acqua e qualificando le Autorità di Bacino quali Organi a maggiore competenza in materia di gestione della risorsa idrica a scala di bacino, è privo dei necessari strumenti di definizione e applicazione, soprattutto in riferimento al “deflusso minimo vitale”.