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Pertosa e i comuni vicini

Pertosa -
Auletta -
Polla -
Buccino -
Caggiano -
Atena
Lucana - Sant'Arsenio -
San Pietro Al Tanagro - Teggiano
- Sala Consilina - Sanza
- Buonabitacolo -
Sassano -
Roscigno
La regione
Campania |
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Pertosa |
Pertosa
è posta sul versante destro della valle del fiume Tanagro.
Sulle sue origini non si hanno notizie certe e il suo nome deriva dal
termine di dialetto arcaico "petrusu" (apertura), che fa riferimento
all'apertura delle Grotte dell'Angelo.
Queste ultime rappresentano sicuramente la risorsa simbolo della città e
riportano testimonianze di frequentazioni umane tra le più antiche del
territorio salernitano.
Numerosi reperti dimostrano che le grotte furono abitate fin dall'età
della pietra e successivamente l'antro fu utilizzato dai Greci e dai
Romani come sede di culto, e fu poi dedicato dai cristiani a San Michele
Arcangelo.
Le Grotte di Pertosa sono il fenomeno carsico campano più importante e
attraggono turisti provenienti da tutto il mondo. Gli studiosi ne
individuano l'origine a circa 35 milioni di anni fa.
Nell'androne che fa da accesso alle grotte è collocato un altare
dedicato a San Michele e un barcone permette di entrare nelle cavità in
maniera molto suggestiva, attraversando un corso d'acqua che ha origine
dalle acque sotterranee, e che prende il nome di Fiume Negro, da cui
prende il nome "Negro" il celebre festival di musica etnica che ogni
anno ad agosto ha luogo nel piazzale delle grotte.
Il comune di Pertosa si trova ad un'altitudine di 310 metri sul livello
del mare e conta circa 819 abitanti. I prodotti tipici sono legati all'agricoltur
e all'artigianato.
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Eventi a Pertosa |
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festa religiosa di
San Benedetto |
21 marzo |
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festa religiosa
San Vittorio |
14 maggio |
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Pertosani nel mondo |
10 agosto |
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Sagra del vermicello |
Martedì grasso |
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Sagra del carciofo bianco |
Prima decade di Maggio |
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Negro (rassegna
di musica etnica) |
Fine Agosto |
Pertosa:
Fiume Tanagro o Negro
Regioni bagnate: Campania, Basilicata
Province bagnate elenchi: Salerno,
Potenza,
Lunghezza in kilometri: 58
Descrizione generica:
Si forma nel Vallo di Diano dall'unione di vari fiumi e torrenti, fra
cui il Fossato Maggiore, il Peglio, ecc. Affluente di sinistra del fiume
Sele presso Contursi. E costeggiato dalla SS. 19 e nell'ultimo tratto
dalla 19 ter. Affluenti di sinistra: torrente Buco, torrente Galdo,
torrente Lacevo, torrente Lontrano, torrente Marza, Lagno del Termine,
canale Zia Francesca. Affluenti di destra: fiume Bianco, torrente dei
Corsi, torrente Stanfolo, torrente Vonghia di Palomonte.
Comuni bagnati o nelle vicinanze:
Atena Lucana, Auletta, Buccino, Buonabitacolo, Casalbuono, Montesano
Sulla Marcellana, Padula, Pertosa, Petina, Polla, Sant'Arsenio, San
Pietro Al Tanagro, Sala Consilina, Sicignano Degli Alburni, Teggiano,
Moliterno.
Pesca
Fiume compromesso nel primo tratto, corrispondente al Vallo di Diano,
prende forza per l'affllusso di acque sorgive all'altezza di
Auletta,iniziando di nuovo ad ospitare fario, insieme con cavedani e
barbi canini.
Pertosa: La centrale del Tanagro
- La centrale del Tanagro, per
il suo funzionamento, utilizza le acque del fiume Tanagro che nasce in
Lucania ed è il principale affluente del fiume Sele. Quest'ultimo, lungo
circa 72 Km, scorre verso Nord, attraversa il Vallo di Diano per poi
sfociare nel mar Tirreno nei pressi di Paestum.
Ubicato nel comune di Pertosa (SA), l'impianto del tipo ad acqua fluente
è stato rifatto (unificazione dei salti) nel 1975 e per il suo
funzionamento utilizza le acque del fiume Tanagro.
In località Maltempo, nel comune di Polla, è stato realizzato uno
sbarramento sul corso del fiume Tanagro che ha originato un bacino dal
quale, attraverso una griglia metallica munita di uno sgrigliatore
automatico, convoglia le acque attraverso una galleria a pelo libero di
circa 2 Km in una vasca di carico. Tale vasca si trova ad una quota di
426,54 m.
Da qui parte la condotta forzata lunga circa 715 m, con diametro pari a
1,650 m e un dislivello di 219 m Alla fine le acque vengono restituite
nuovamente al corso del fiume Tanagro tramite un canale a pelo libero di
10 m
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Auletta |
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Auletta (circa 4 Km da
Pertosa), è un piccolo centro
ubicato in posizione suggestiva su un colle a poca distanza dal fiume
Tangaro, in un ambiente caratterizzato dalla presenza di grandi estensioni
di uliveti e da una natura incontaminata. In epoca medievale la cittadina
era cinta da mura e al centro vi sorgevano la chiesa parrocchiale e
l'imponente castello. Il più` importante edificio sacro della città è poi` la
chiesa di San Nicola di Mira presso la quale si conserva la preziosa
reliqua del santo patrono del paese:San Donato da Ripacandida. E` la natura
comunque, uno dei beni più` preziosi di questa terra, infatti dando uno
sguardo a questo territorio è emozionante scoprire un paesaggio
estremamente variegato: Auletta è un luogo che si presta a piacevoli
escursioni a carattere naturalistico, attraverso pinete e boschi di
acacie, castagni e querce. nella fauna troviamo diverse specie animali
come:cinghiali e lontre. |
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Polla |
 Il comune di Polla (circa 6 Km
da Pertosa), situato a
sud del Vallo di Diano fra le catene montuose degli Alburni ad ovest e
della Maddalena ad est, si estende per 47,12 Kmq. Prima dell'anno 1000 fu
zona abitata da pastori che lasciarono tracce del loro passaggio nelle
grotte, nelle quali sono stati rinvenuti resti umani e animali.
Il primo villaggio sorse verso il IV secolo a.C. ad opera dei Lucani cui
seguirono i Romani che lasciarono numerose tracce visibili della loro
opera di romanizzazione: la costruzione della via Annia, del ponte sul
fiume Tanagro, ricostruito nel 1700 dall'ingegnere Carlo Pollio secondo le
linee antiche, dell'Elogium e del Mausoleo di Caio Uziano Rufo.
Della dominazione bizantina, invece, non rimangono tracce, tuttavia la
presenza di comunità greche nel paese è testimoniata sia dal rito greco
professato nelle chiese di Santa Maria dei Greci e San Nicola dei Greci,
sia dal ricco costume che le donne hanno indossato fino all'inizio del
nostro secolo. Con la caduta dell'Impero romano e le successive invasioni
dei Goti, Longobardi e Saraceni, gli abitanti del Borgo San Pietro furono
costretti a lasciare il Forum Popilii e a rifugiarsi sulla collina dove
formarono il Castrum Pollae. Gli Altavilla, i Sanseverino, i Villano, i
Capecelatro si susseguirono nel corso dei secoli nel possesso del paese,
che nel tempo è stato sottoposto al controllo religioso di cinque ordini
monastici: i Benedettini, i Cappuccini, i Domenicani, le Clarisse e i
Francescani. Durante il regno borbonico Polla ebbe in visita il re
Ferdinando IV, venuto a vedere i lavori di bonifica della zona da lui
ordinati. Durante il Risorgimento il paese aderì ai moti carbonari con la
società segreta la Naosparta Febea, capeggiata dal giovane Vincenzo Parisi,
e partecipò alla battaglia del Volturno con il Battaglione Tanagro.
Nel 1980 Polla è stata colpita dal grande sisma che ha arrecato notevoli
danni sia alle case che alle chiese, ma il valido intervento della
Soprintendenza ha consentito una rapida azione di recupero e di restauro,
anche se alcuni lavori sono ancora in corso: è stato anche restaurato l'ex
Convento delle Clarisse adibito a sede comunale e dotato di strutture
adeguate alla funzione che svolge. Nel 1982, segno di recupero e di nuovo
sviluppo, Polla ebbe la sua stazione ferroviaria con grandissima gioia non
solo dei cittadini pollesi ma anche di quelli del Vallo che in pochi anni
videro realizzata questa grande opera seguita poi dalla costruzione
dell'ospedale, voluto e finanziato da Luigi Curto: in questi anni, queste
grandi opere infrastrutturali hanno rappresentato fonte di vita per molti
pollesi, che hanno abbandonato così il settore primario per il terziario.
Tra la vegetazione e le colture tipiche troviamo gli olivi, le viti, il
grano, il granoturco, gli alberi da frutta (mele, pere, ciliegie), la
macchia mediterranea, il castagno.
L'economia del comune di Polla è legata alle industrie alimentari, di
imbottigliamento, abbigliamento e meccanica. |
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Buccino |
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Il
Comune di Buccino (circa 20 Km da Pertosa) vanta un patrimonio
archeologico di inestimabile valore per la qualità dello stato di
conservazione dei reperti che è possibile ammirare presso
l'Antiquarium, aperto al pubblico dalle ore 9 alle ore 12 con
ingresso gratuito. E' possibile ammirare un tempio su podio della
metà del I secolo, un edificio pubblico con pavimenti a mosaico,
strade basolate e strutture di edifici privati costituiscono gli
esempi più significativi del patrimonio archeologico dell'area, che
è ancora interessato da opere di scavo in corso presso la località
Santo Stefano. Per quanto
concerne i beni architettonici ricordiamo il Convento degli
Eremitani di S. Agostino, caratterizzato da un bel chiostro di stile
angioino-durazzesco risalente al 1476 e progettato dall'architetto
Natale di Ragusa, nonché il Convento di Santa Maria delle Grazie, di
impianto cinquecentesco, appartenuto all'ordine francescano. Infine,
va segnalata la Chiesa di Santa Maria Solditta che conserva sulla
facciata ancora elementi originari dell'impianto cinquecentesco.
Distrutta, come ricorda un'epigrafe posta sul portale, da diversi
terremoti nei secoli scorsi, è sempre stata ricostruita ed oggi è
ancora in fase di restauro per il sisma del 1980 che la danneggiò
gravemente. Nel corso dell'anno a Buccino vengono organizzate
numerose manifestazioni, sia folcloristiche che religiose, che
testimoniano la volontà di conservare inalterato un patrimonio
culturale che si perde nei secoli. Tra le tante, come manifestazioni
più significative per il numero di visitatori che riescono ad
attrarre, ricordiamo: "Feriae volceianese", una manifestazione
artistico-musicale che si articola in spettacoli di musica classica,
jazz e folcloristica che si tengono nel centro storico cittadino dal
15 luglio al 31 agosto; la "Sagra della pasta di casa", che si
svolge dal 16 al 18 agosto. Il paesaggio naturale del territorio di
Buccino è arricchito dalla presenza del Parco Dardano-Melara,
caratterizzato da un'ampia faggeta, di proprietà comunale, che si
estende per circa 100 ettari nel cui sottobosco si trovano, secondo
l’andamento climatico, diverse varietà di funghi (porcino, chiodino,
ovulo), e del Parco fluviale Sele-Tanagro-Calore, istituito con la
Legge Regionale n.33 del 1993, che interessa la località Tempe del
Mulino e che comprende la zona di confluenza tra il fiume Tanagro e
l’affluente Bianco.
Il parco archeologico di Buccino
Sullo scorcio del IV secolo a.C. il
compiersi del processo di strutturazione sociale con l'emergere di
famiglie dominanti comportò anche la strutturazione urbanistica
della città.L'evento fondamentale sembra essere la costruzione
dell'imponente cinta muraria in opera isodomica di blocchi di
calcarenite locale, che i dati di scavo permettono di datare
all'ultimo quarto del IV secolo a.C. La costruzione delle mura
comportò la realizzazione del percorso stradale interno est-ovest
che rimarrà anche nelle fasi successive come asse portante
dell'urbanistica della città e dell'organizzazione del territorio
esterno. La presenza di edifici pertinenti ad un vero e proprio
impianto urbanistico in questa fase sembra testimoniata da resti di
strutture individuate a Palazzo Forcella, al disotto delle fasi
romane di via Canali e lungo via Egito. Ad una fase più avanzata,
nell' ambito del II secolo a.C., ormai fortemente influenzata dalla
presenza romana nella regione, sembra riconducibile la sistemazione
a terrazze dell'area sottostante l'attuale castello. Nei primi anni
del I secolo a.C., probabilmente a seguito degli eventi della guerra
sociale (91-88a.C.), la città subì gravi distruzioni, testimoniate
dai livelli di macerie rinvenuti negli scavi condotti nell'isolato
di via Canali.La costruzione del tempio di Santo Spirito, databile
tra il 60 e il 50 a.C, l'uso dell'opera quasi reticolata nelle
strutture dell'isolato di via Canali, i cui cavi di fondazione
tagliano gli strati di macerie suddetti, il ricorrere della stessa
tecnica edilizia, anche se conservata per piccoli tratti, in altre
strutture individuate, la contestuale costruzione di nuovi assi
viari con sottostanti sistemi fognari, sembrano costituire un
complesso omogeneo di dati tale da permettere di ipotizzare che
l'impianto urbanistico del municipium fu frutto di un'operazione
condotta in estensione sull'intera città poco prima della metà del I
secolo a.C. Tra la fine del I secolo d.C. e l'inizio del II secolo
d.C. è possibile ipotizzare un evento disastroso, forse un
terremoto, che colpi la città distruggendo edifìci e provocando
frane delbanco roccioso su cui erano impostati gli edifìci. A tale
evento potrebbe far riferimento un'iscrizione, databile nell'ambito
del II secolo d.C., relativa ad un restauro del Caesareum, che
definisce l'edifìcio "conlapsum", cioè crollato, formula spesso
attestata dalle iscrizioni antiche per indicare gli effetti di un
terremoto. Parti di edifici danneggiati e sigillati con riempimenti
sono stati individuati in diversi punti della città quali, per
esempio, l'ambiente posto nella parte sud dell'isolato di palazzo
Forcella o quello di via sotto San Nicola. In ambedue i casi si
tratta di ambienti di servizio che vengono riempiti di macerie
contenenti materiali architettonici, quali frammenti di
pavimentazioni musive ed intonaci, misti a frammenti pertinenti alla
suppellettile domestica tra cui vetri, lucerne, ceramica da mensa e
da cucina, anfore etc. L'indizio più rilevante di grandi opere di
ricostruzione della città in questa fase, sembra essere l'edificio
pubblico di via Canali, che si inserisce nel contesto dell'isolato
precedente variandone la struttura, l'orientamento e la funzione.
Vari rifacimenti successivi sono testimoniati nell'edifìcio di via
Canali nel 111-IV secolo d.C., mentre sembra inquadrabile nel IV
secolo d.C. un intervento di sistemazione del decumano con la
costruzione di un ampio marciapiede, contenuto da una crepidine di
blocchi irregolari, che comportò anche l'innalzamento delle soglie e
dei piani di calpestio degli edifìci che vi si affacciavano. Solo
lungo l'asse del decumano e nelle aree occupate da edifìci pubblici
sono testimoniati sistemazioni ed episodi di riutilizzo delle
strutture antiche nelle fasi alto-medievali. In altre aree della
città, invece, sul versante nord e sud, sono documentati
insediamenti precari costituiti da focolari con coperture sorrette
da pali lignei. Una fase di contrazione della città sembra
testimoniata anche dalla presenza di insediamenti di eremiti, cui
sembra far riferimento la presenza di un culto di San Giovanni
d'Egitto proprio nell'area delle grotte di via Egito, in cui sembra
possibile individuare i resti di un insediamento monastico di tal
genere. E solo nel XII secolo che, con la costruzione del mastio del
Castello, ha inizio un fenomeno di strutturazione "urbana" intorno
al Castello, nucleo originario della città attuale. |
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Caggiano |

(circa 5 Km da Pertosa) Il paese è diviso in due
settori: la "Caggiano romano-medioevale", chiusa ancora fra le mura ben
solide, che ricordano episodi oscuri ed eroici del primo medioevo, con
l'arco orientale ancora intatto, e la "Caggiano moderna", che ha subito un
enorme sviluppo nell'ultimo dopoguerra. Le origini di Caggiano si perdono
nella notte dei tempi. L'Antonini e il Gatta scrissero che Caggiano era
stata fondata sulle rovine dell'antica Cesariana: questo è assurdo in
quanto, nell'Itinerarium di Antonini il Pio, Cesariana è collocata fra
Marcelliana (l'attuale Sala Consilina) e Nerulo (nei pressi di Lagonegro).
Tanti reperti, vasi, anfore, capitelli, epigrafi e tombe del VI e del VII
secolo a.C. e posteriori, venuti alla luce nell'abitato, suffragano,
invece, l'ipotesi che Caggiano, alla venuta dei Lucani, fosse già una zona
importante, popolata da gente sabellica o italiota. Non sarebbe fuori
luogo affermare che Caggiano - se si dovesse escludere la gola di
Veteranuso - sorge sui ruderi dell'antica e misteriosa Ursentum ma
l'origine del suo nome è ancor più misteriosa: molto probabilmente
l'attuale paese ricostruito sulle rovine di Ursentum distrutta durante la
seconda guerra punica ebbe un proprio nome che i barbari tramandarono,
dopo averlo corrotto o trasformato, e i Bizzantini grecizzarono
chiamandolo Cauchighiano, Caughiano, Cacanio, Caciano e di lì, attraverso
altre trasformazioni, Caggiano. I primi ad offrirci ufficialmente il nome
del paese sono stati gli scrittori greci dell'età bizantina: non si
dimentichi, infatti, che tutta la Lucania, fino agli Alburni, è stata in
potere dei Bizantini e che monaci e preti, per sfuggire alla persecuzione
degli iconoclasti, si rifugiarono sui monti della nostra regione e qui
continuarono ad esercitare il loro apostolato per secoli. Caggiano ebbe,
infatti, due chiese di rito greco: la chiesa di Santa Maria dei Greci e
quella di Santa Caterina. Il territorio di Caggiano, per la sua
"favorevole" conformazione, è stato, nelle epoche passate e nelle recenti,
luogo obbligato di passaggi di eserciti, adatto alla battaglie e agli
agguati. Annibale vi scorrazzò a suo piacimento: vi si fermò, devastò,
incendiò ed, infine, tese il singolare agguato al Console Marco Marcello.
Tra queste alture gli Ursentini combatterono l'ultima loro battaglia;
quando videro che era tutto perduto, offrirono se stessi e i loro figli in
olocausto alla libertà perduta. Al cospetto di queste terre, alle pendici
degli Alburni, Spartaco sacrificò la sua vita nel 71 a.C. e con essa la
fine del suo grandioso sogno. Poi venne la lunga notte del Medio Evo e i
barbari, da Alarico ad Atalarico, dai Goti ai Longobardi, tutto
incendiarono: devastarono, uccisero e taglieggiarono, eliminando ogni
segno di vita. Il territorio tutto divenne un cimitero e i suoi abitanti,
scampati a quegli avvenimenti, furono costretti alla fuga. E quanto e
quale danno no arrecarono anche i Saraceni nelle loro improvvise
scorribande? Ci vollero secoli perché quei luoghi venissero ricostruiti:
solo quando nel Medio Evo i nuovi padroni, prima i Longobardi e poi i
Normanni, si avvicinarono al mondo romano, scelsero questi luoghi per
costruire i loro ostelli con fossati, terrapieni e torri. Ai piedi di quei
castelli si svilupparono i borghi che, spesso, con la caduta dell'Impero,
gli invasori, nella speranza di meglio governare, assegnarono ai loro più
valorosi guerrieri - la nobiltà del tempo -, delegando ad essi il potere
regio. Caggiano fu certamente sede di un grande Capo, per cui il suo
territorio si ingrandì fino a raggiungere la catena degli Alburni ad
occidente, e Sant'Angelo le Fratte ad oriente. Primo Signore di Caggiano
fu, molto probabilmente, Guglielmo "de Cauciciano", che, o per l'età
avanzata o per gravi malanni, trasferì, nel marzo del 1092, la sua
autorità di Signore al figlio primogenito Roberto, che nel 1098 associò
nel governo del paese anche i due fratelli Guglielmo e Omfrida.Da quel
momento molti furono, negli anni, i Signori che si succedettero a Caggiano,
dai Gesualdo ai Parisani. Lo sviluppò che ha portato Caggiano ai giorni
nostri, iniziò, però, solo dopo l'Unità d'Italia: prima di quell'evento la
città aveva vie di comunicazione mal ridotte o inadatte per cui era
completamente, o quasi, chiusa dallo sviluppo commerciale; di conseguenza
la miseria era diffusa nella gran parte degli abitanti.
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Atena
Lucana |
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(Circa
9 Km da Pertosa) E' uno tra gli insediamenti
più antichi del Vallo di Diano. La sua posizione predominante nella
vallata ne fa uno dei centri panoramici di maggior interesse del luogo. La
fondazione dell'antico centro di Atena è databile intorno al IV-V sec.
a.C. già importante centro greco, assume un ruolo fondamentale in epoca
romana, tanto da diventare predominante rispetto agli altri abitati
circostanti. L'importanza della città romana è testimoniata, oltre che dal
copioso materiale presente nell'Antiquarium cittadino, anche da resti
archeologici non visibili, quali le terme, l'anfiteatro e i tempi di Giove
ed Esculapio. Le dominazioni barbariche e le incursioni saracene del IX e
X secolo, hanno distrutto non solo il nucleo abitato romano, ma anche le
numerose ville di campagna dei ricchi patrizi. Soltanto in epoca
altomedievale il nuovo nucleo abitativo si consolida nuovamente,
stringendosi intorno alla chiesa dell'Arcangelo Michele (attuale San Ciro)
che probabilmente sorse sui resti di un antico tempio e disponendosi in
un'originale conformazione urbanistica che prevedeva tre anelli
concentrici a forma di ellisse.Le dominazioni in epoca medievale di Atena
vedono susseguirsi i Longobardi e poi i Normanni. Nel Settecento, invece,
si ha un miglioramento delle condizioni, come testimoniano le erezioni di
numerosi palazzi nobiliari, oltre che l'edificazione della parrocchiale di
Santa Maria Maggiore.Con l'Unità d'Italia, il paese segue le sorti degli
altri comuni del Vallo di Diano, avvicendando a periodi di benessere,
altri non altrettanto favorevoli (basti citare i due terremoti del
1857 e del 1980). |
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Sant'Arsenio |
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Il
comune di Sant'Arsenio (circa 10 Km da Pertosa) ebbe origine nel medioevo quando sorse un
insediamento di profughi presso un monastero dedicato al santo omonimo.
La prima testimonianza scritta del Casale di S. Arsenio risale alla
seconda metà dell'XI secolo.
Il territorio fu sottoposto al dominio della famiglia Sanseverino fino
alla metà del XVI secolo e dei duchi Calà nel '600 e '700.
Tra il 1630 e il 1648 si stabilì nel paese il brigante Giovanbattista
Verricella, detto "Tittariello", le cui gesta hanno ispirato numerosi
romanzieri. Ad agosto una
manifestazione folcloristica ricorda e ricostruisce le gesta del
famoso brigante.
Per l'argomento trattato "il brigantaggio" e per la precisione della
ricostruzione storica, tale manifestazione rappresenta un'occasione unica
per entrare nel vivo del mondo seicentesco.
Molto suggestivo è il monte Carmelo dalla cui cima si può ammirare uno
splendido panorama di tutta la valle, ad un'altezza di circa 1.140 metri.
Il comune di Sant'Arsenio si trova ad un'altitudine di 463 metri sul
livello del mare, conta 3099 abitanti e copre una superficie di 20,19Kmq. |
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San Pietro
Al Tanagro |
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San
Pietro al Tanagro, ( circa 12 Km da Pertosa) Comune della Provincia di Salerno, situato sul
lato Nord-Occidentale del Vallo di Diano, ad un’altezza di circa 450
metri sul livello del mare, sorse intorno al medioevo (Sec XII). Il
territorio comunale è di 1530 ettari, ricadenti in buona parte in
pianura. Il paese fu fondato come centro rurale al bordo della
pianura, diviso in due gruppi di case: San Pietro e la Torre. Paolo
Eterni (Storico Valdianese del XVII sec.), fa risalire la fondazione
della “Torre” e di San Pietro ai Conti di Cajano, della famiglia
normanna degli Altavilla, nel XII secolo.
Dal XIII secolo l’insediamento risulterà già fra i Casali dello
Stato di Diano anche se solo dal XV secolo esso figurerà nei
Registri Angioini ai fini dell’esazione fiscale1.
Nel 1541 il Casale di San Pietro ottenne l’emancipazione dal Casale
di Diano dal quale dipendeva. La notizia ci viene riferita da un
anonimo che la ricorda con un manoscritto, il quale recita: “Il
Comune di S. Pietro, in Principato Citra, è antico Casale della
Città di diano, edificato in suolo comunale, e nello addietro ha
conferito à pesi pubblici con diano sua madre. Nel 1541. il casale
sud.° di S. Pietro fu emancipato da diano sua madre con solenne...e
ritenne i dritti di comunanza, e gli emolumenti della difesa...come
si raccoglie dagli atti presso dett’Att.° Ricciardi” 2.
Ecco come lo storico Paolo Eterni ci descrive il Casale nel secolo
XVII, nella sua opera intitolata “Descrizione seicentesca della
Valle di Diana” : “...Camminando più oltre mezo miglio discosto,
appare quel nobile palazzo con alquante case di abitatori, nominato
la Torre, edificato da Giovan Francesco Conte di Cajano figlio di
Roberto Sanseverino, già quarto Conte di Marsico, e primo Principe
di Salerno di quella Famiglia per la ribellione di Daniele Orsini,
abbellito poi dal detto Villani e signoreggiato da esso.
Seguitando quella, alla radice del colle giace san Pietro, che fu
già de’ Marsicani di Diano, castello, anco honorato da esso Villano
edificato a divozione di detto Santo, quando passò per la Valle al
ritorno in Italia dall’Asia nel principio di Nerone... e fuor di
quello vi sono i Frati Conventuali di San Francesco, Moderno
convento, dove sono Famiglie anco Civili ed honorate. Più oltre mezo
miglio discosto dal detto convento si vedono pochi vestigi della
Villa di Santo Marzano, detto da Santo Marciano di Venafro edificato
a sua divozione.
Dopo un miglio sopra un eminente collina sono le rovine della Villa
di Calvanello, che fu di Costanzi di Diano... La cui Villa avendo
contesa con quella di Santo Marciano, si destrussero, e le reliquie
andarono ad habitare nel Castello detto di San Pietro” 3.
In quel periodo, precisamente nel 1661, attiguo alla chiesa di Santa
Maria del Piano (esistente fin dal 1530), venne completato il
convento dei Frati Minori Francescani, il quale, fu soppresso dalle
leggi emanate in epoca napoleonica, con il Regio Decreto del 7
agosto1809, emesso dal re di Napoli, Gioacchino Murat4.
Le vicende del Casale seguirono, pertanto, quelle dello Stato di
Diano con i suoi Feudatari, passando dal dominio dei Sanseverino a
quello dei Villano ed in ultimo ai Capecelatro, subentrati nel 1689,
ad acquistarne la giurisdizione5.
Il secolo XVIII, secolo in cui vi fu l’incremento demografico ed il
miglioramento della condizione generale della popolazione, si chiuse
con il pesante sussulto rivoluzionario del 1799 , che percorse tutto
il Vallo di Diano, suscitando entusiasmi e rancori intorno
all’albero della libertà e seminando lutti un pò in tutti i paesi.
Il secolo XIX si aprì con la venuta delle truppe napoleoniche in
queste contrade (dopo la parentesi della Repubblica Napoletana del
1799, dal Gennaio al Giugno di quell'anno). Queste truppe, comandate
dal generale Massena, attraversarono le zone del Vallo di Diano nel
Settembre del 1806, e giunti a San Pietro, lo misero a ferro e
fuoco, radendolo al suolo, dopo che un gruppo di sanpetresi armati
spararono contro di essi, colpendo a morte un capitano comandante di
compagnia6.
Dopo la brutta avventura verificatasi con i francesi invasori, la
popolazione di San Pietro, non si perdette d’animo, ricominciando a
sanare i danni subiti. Qualche anno dopo si pensò di ricostruire “Ex
novo”, anche la chiesa Parrocchiale, dedicata a San Pietro Apostolo,
poiché piccola e inadatta a contenere tutta la popolazione
sanpetrese. I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1815 per
concludersi nel 18247.
Il 1857 fu l’anno più triste per il Vallo di Diano in questo secolo.
Nella notte tra il 16 e 17 dicembre di quell’anno un violento
terremoto seminò morte e distruzione: nella vicina Polla vi furono
867 morti, 250 feriti, 1300 case crollate, 355 danneggiate, 18
chiese e cappelle crollate ed una pericolante8.
A San Pietro vi furono molti danni all’abitato con 8 vittime, molte
delle quali giovanissime e una nona vittima perì sotto le rovine del
carcere di Polla, nel quale si trovava9.
Nel 1863, dopo l’unificazione nazionale, il Comune di San Pietro fu
denominato “al Tanagro”, dal nome del fiume Tanagro che attraversa
il Vallo di Diano.
Mentre alla fine dello stesso secolo XIX, precisamente nel 1899, si
costruì la cappella, dedicata al Crocifisso, sulla cima del monte
Ausiliatrice (che da essa prese il nuovo nome di Monte Crocifisso),
istituendovi anche la festività annessa10. Per quanto riguarda i
movimenti demografici, sappiamo che nel 1595 il Casale di San Pietro
contava solo 132 fuochi (i fuochi erano i nuclei familiari, in media
composti da cinque membri), che nel 1648 salivano a 140, ma a causa
della peste del 1656 che causò morte in tutto il Regno di Napoli,
scendevano a 95 nel 1669. Nel 1704 l’insediamento scendeva ancora,
facendo censire in quella data, soltanto 71 famiglie. Nel 1708 il
Casale contava solo 932 abitanti, mentre alla fine dello stesso
secolo, precisamente nel 1790, la popolazione era risalita a 2720
abitanti, facendo registrare un record demografico11. La popolazione
rimase stabile fino al 1871, poichè in quel censimento si contarono
2611 abitanti, ma il pesante fenomeno di emigrazione, specialmente
verso le Americhe, avutosi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del
successivo, portò il Comune a livelli di spopolamento: 1838 abitanti
nel 1911 e 1543 nel 1921. Nella metà del XX secolo, nel censimento
del 1951 la popolazione era riuscita a risalire a 1737 unità, ma una
nuova ondata di emigrazione la faceva ridurre nel 1961 a 1597 unità.
Al censimento del 1971 il numero degli abitanti era di 1562 e nel
1976 a 155912. Nell’ultimo scorcio del XX secolo a 1705 abitanti e
all’inizio del 2004 i residenti censiti sono 1710 unità. |
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Teggiano |
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Teggiano
(circa 22 Km da Pertosa) è certamente uno dei centri storicamente più
importanti della provincia salernitana. Situata su un colle posto quasi
al centro del Vallo di Diano, la piccola città ha conservato numerose
tracce del suo passato, a cominciare dai corredi tombali con reperti
ceramici del VI secolo a.C. e continuando con statue, avanzi
architettonici, mosaici e iscrizioni dell'epoca romana.
Il paese (che ora fa parte del Parco del Cilento e del Vallo di Diano)
ha comunque una conformazione urbanistica tipicamente medievale con
l'abitato che si rinserra intorno al monumentale Castello appartenuto
nel medioevo ai Sanseverino principi di Salerno, uno dei quali,
Antonello, proprio in questa fortezza nel 1485 organizzò la famosa
Congiura dei Baroni e nel 1497 vi sostenne l'assedio del re di Napoli
Federico d'Aragona venuto con un potente esercito per catturare il
ribelle principe di Salerno.
L'antico centro, che ora è sede della Diocesi di Teggiano-Policastro un
seminario fondato nel 1564, ha numerose chiese medievali ed ex conventi
ricchi di opere d'arte dovute ad artisti famosi come Melchiorre di
Montalbano, Tino da Camaino, Giovanni da Nola, Andrea da Salerno.
Inoltre offre al visitatore la possibilità di visitare due Musei: quello
Diocesano e quello della Civiltà Contadina.
Per il suo aspetto essenzialmente monumetale, Teggiano è una
città-museo, poiché vagando qua e là per le viuzze del centro storico è
possibile ammirare avanzi dell'età romana murati sulle facciate delle
case, artistici portali di dimore signorili sormontati da stemmi
gentilizi, pregevoli chistri ornati di stupendi affreschi, edicole
votive e un monumentale portico quattrocentesco che per secoli è stato
il Sedile dove si riuniva il Parlamento della città.
Non meno suggestivo è l'aspetto paesistico di Teggiano, con belvederi
dai quali si ammira la Valle sottostante solcata dal fiume Tanagro e
trapuntata di altri antichi centri abitati, tra i quali si distingue
nettamente Padula con la sua Certosa.
Teggiano ha un fitto calendario di feste religiose, tra le quali la più
importante è certamente quella di San Cono, protettore della città. Poi
nel mese di agosto si svolge l'ormai famosa festa medievale denominata
"Alla tavola della principessa Costanza" e organizzata dalla Pro Loco,
con l'affluenza di migliaia di visitatori, i quali hanno la possibilità
di assaggiare le antiche e gustose pietanze locali. |
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Sala Consilina |
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Il
comune di Sala Consilina (circa 27 Km da Pertosa) sorge sul versante
orientale del Vallo di Diano, distesa su tre colli. Pare che sul sito di
una vasta necropoli estesa per circa 4 chilometri tra le contrade
Profiche e Marsicanello del IX secolo a.C. (cultura villanoviana), sia
sorto in età longobarda uno stanziamento fisso di abitazioni.
Successivamente alle invasioni saracene, i profughi di Marcellanium che
avevano visto distrutta la loro città, si stanziano in queste contrade
dando inizio alla prima espansione del nucleo abitato. Intanto, il
fiorente sobborgo di Consilinum nel IX secolo, per opera dei Saraceni,
viene completamente raso al suolo, fatta eccezione per il battistero di
San Giovanni in Fonte.
Verso l’anno Mille, sugli speroni rocciosi più alti, sorge il primo
nucleo del castello che in analogia con quello di Salerno (Arechi) si
pone a guardia dell’intera vallata. Col tempo il nucleo principale va
via via accrescendosi ed espandendosi verso valle. Nel 1246, Tommaso
Sanseverino, a seguito dell’insuccesso della congiura di Capaccio, ai
danni di Federico II, si rifugia nel fortificato maniero,ma ciò non
impedisce allo “Stupor Mundi” (così veniva definito Federico II) di
assediare e distruggere il castello e Sala, trucidando lo stesso Tommaso
ed il figlio Guglielmo. A partire dal 1318, a seguito delle pestilenze
che affliggono il luogo, la popolazione di Sala subisce un pauroso calo
demografico, che si protrae fino alla metà del XVI secolo. Il XVIII
secolo è il secolo d’oro per Sala, che vede una netta espansione al di
là del nucleo originario della Civita, con l’erezione di numerose e
sontuose dimore gentilizie, oltre che di cappelle e chiese.
Nel XIX secolo Sala ricopre un ruolo importante nel processo di
unificazione d’Italia, ospitando Garibaldi, e offrendo molti cittadini
alla causa della patria.
A partire dagli anni ’30 del Novecento, inizia per Sala un processo di
espansione edilizia e di incremento demografico cui si assocerà poco
dopo anche un benessere economico, che oggi ne fa il centro più
importante del Vallo di Diano e del Cilento. |
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Sanza |
In
tempi antichi l'insediamento di Sanza (
circa 35 Km da Pertosa) si posizionava come punto di
raccordo tra le popolazioni del Vallo di Diano e le città della costa.
Plinio ne testimonia l'appartenenza alla confederazione dei popoli
lucani. Il paese ha vissuto vari periodi di splendore nel 1500 e 1700
d.C., ed è tristemente noto per la tragica fine che si trovò l'eroe
risorgimentale Carlo Pisacane, il 2 luglio 1857.
In paese si possono ammirare: la Chiesa Madre (prima del 1509), la torre
medioevale di S. Martino, vari splendidi portali, la chiesa di S.
Francesco (datata 1609), il cippo di Pisacane.
Sanza, situato su una collina, è circondato da numerosi monti con boschi
di castagno, di cerro e di faggio, con bellezze naturalistiche come
inghiottitoi molto profondi e splendide grotte. Nel suo territorio cade
il massiccio e la cima del monte fra i più alti della Campania: il monte
Cervati (m. 1898). Vi nasce anche il fiume Bussento, l'unico fiume
carsico che scorre interamente su territorio italiano e sfocia nel Mar
Tirreno. Il paese fa parte del "Parco nazionale del Cilento e del Vallo
di Diano " (patrimonio dell'UNESCO) ed è luogo ameno, montano, salubre.
Le attività lavorative prevalenti sono il commercio, la pastorizia e
l'agricoltura. Il paese ha vissuto vari periodi di splendore nel 1500 e
1700 d.C., ma è tristemente conosciuto per la tragica fine che si trovò
l'eroe risorgimentale Carlo Pisacane il 2 luglio 1857.
E' anche e sopratutto rinomato per l'antichissima e radicatissima
devozione alla Madonna della Neve, detta anche Madonna del Cervato,
perché tale devozione mariana è legata al Santuario diocesano e alla
Grotta adiacente, ubicati sulla cima del Monte Cervati (m. 1853).
In paese si possono ammirare:
-
la Chiesa Madre (prima
del 1509), con statue e sculture;
la torre medioevale di S. Martino ;
-
vari splendidi portali;
-
la struttura
architettonica e paesaggistica del centro storico;
-
il palazzo Campolongo;
-
la chiesa di S.
Francesco (datata 1609);
-
il cippo di Carlo
Pisacane.
-
Dal punto di vista
naturalistico e per trekking sono da visitare:
* L'AFFONDATOIO DI VALLEVONA
*SENTIERO DELLA FEDE MADONNA DI CERVATI
* MONTE CERVATI
Prodotti tipici: le risorse
di Sanza comprendono anche la buona cucina e le specialità
gastronomiche, capaci di soddisfare anche i palati più esigenti.
Particolarmente gustosa è la pasta fatta in casa, la carne, i formaggi,
l'olio, i salumi, asparagi, cereali, funghi e legumi.
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Buonabitacolo |
Il
comune di Buonabitacolo ( circa 30 Km da Pertosa)
fu fondato da Guglielmo Sanseverino, Signore di
Padula, Sanza e Policastro, il 2 novembre 1333.
Il principe, con rogito notarile, concesse a tre cittadini Casalbuonesi
le zone del Fiume Peglio o Galdo e chiamò Buonabitacolo il nuovo paese.
Nel nome scelto la fondamentale caratterista di luogo in cui è bello
vivere per la salubrità dell'aria e per la magnifica posizione
geografica.
Buonabitacolo è un piccolo comune di 2825 abitanti, occupa una
superficie territoriale pari a 15.39 Kmq e sorge ad un'altitudine di 501
metri sul livello del mare.
Il comune conserva ancora oggi l'antico assetto urbanistico e vi si
possono osservare opere architettoniche, recentemente restaurate, del
XIV e XV secolo d. C.
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Sassano |
(
circa 28 Km da Pertosa)Risulta
quasi impossibile tracciare con certezza le linee d'origine del comune
di Sassano.
I primi documenti in cui compare il suo nome partono dall'anno mille, ma
è lecito pensare che, prima di tale data, nel territorio ci sia stato un
nucleo abitato, anche se non molto consistente.
Il comune si trova ad un'altitudine di 491 metri sul livello del mare e
copre una superficie di 47,27Kmq. Secondo il censimento 1991 la
popolazione risulta essere di 5337 abitanti, con una densità abitativa
di 13 ab./kmq.
Il territorio presenta caratteristiche morfologiche disomogenee: circa
il 70% della sua estensione interessa zone collinari e montagnose e il
restante 30% zone di pianura.
Il territorio montano di Sassano è rinomato per la straordinaria varietà
di orchidee (54 delle 120 specie esistenti in Italia).
Per dare evidenza a questa risorsa naturalistica, il Comune di Sassano
organizza, nel mese di maggio, una manifestazione denominata "La valle
delle orchidee".
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Roscigno |
Roscigno,
(
circa 45 Km da Pertosa) 563 metri
d'altezza ribattezzato la Pompei del ' 900.
Cristallizzato nel tempo, con le sue stradine e la piazza,
l'acciottolato e la fontana.
Il paese nasce per comodità: casale di Corleto Monforte, fu fondato
intorno al 1300 da quegli abitanti che vi si recavano per abbeverare gli
armenti.
Ma nel 1200, nel luogo conosciuto col nome di Piano , già preesisteva
un' abbazia benedettina. Era S.Andrea dell' Appio e relativo abate
dipendente da Cava; annessa una chiesa dedicata a S.Venere.
Intorno a questo primitivo nucleo i corletani, nel tempo, edificarono le
loro abitazioni.
Nel 1515 il borgo ottiene il decreto di Università autonoma.
Risale già a quest'epoca il movimento franoso che ne decise lo
spopolamento.
La natura cretacea del terreno, geologicamente inidoneo , ne è la
maggiore responsabile.
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La
Campania |
La
Campania è una regione dell’Italia meridionale ed è bagnata dal Mar
Tirreno ad ovest. Le regioni con cui confina sono Lazio, Molise, Puglia
e Basilicata. Il territorio è prevalentemente collinare ma presenta
anche pianure di origine vulcanica e zone montuose. Lungo la costa vi
sorgono le isole Partenopee che sono: Capri, Ischia, Procida e Nisida.
Il capoluoghi sono Napoli (capoluogo di Regione), Avellino, Benevento,
Caserta e Salerno.
La Campania è bagnata da quattro Golfi: quello di Gaeta, quello di
Napoli caratterizzato dalla presenza del Vesuvio, quello di Salerno che
si trova a Sud per la meravigliosa costiera Amalfitana e quello di
Policastro.
Oltre alle bellezze naturalistiche la regione offre testimonianze della
sua storia millenaria come i resti di Pompei ed Ercolano.
Province in Campania: Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno.
Da Vedere: La Costiera Amalfitana: E’ situata sul fianco sud della
penisola di Sorrento ed è una delle zone balneari più rinomate del Sud
Italia. La strada principale si estende da Sorrento a Positano e durante
il tragitto si possono ammirare, fra le altre, stupende località quali
Praiano, Amalfi, Rovello e Minori con le sue rovine romane.
Il Maschio Angioino a Napoli: simbolo della città, fu edificato per
volere di Carlo D’Angiò che volle una residenza fortificata vicino al
mare. Napoli vale una visita anche per altri monumenti fra cui il Duomo,
il Palazzo Reale e la monumentale Piazza Plebiscito.
Gli scavi di Pompei in provincia di Napoli colpita dall’eruzione del
Vesuvio insieme ad Ercolano e Stabia nel 79 d.c. , periodo del suo
massimo splendore.
L’Isola di Ischia: Appartenente al golfo di Napoli è la principale fra
le isole Flegree. Denominata anche Isola Verde per la colorazione delle
sue rocce (il tufo verde), Ischia e’ particolarmente famosa per la
ricchezza di sorgenti termali attorno alle quali si sono sviluppati
attrezzati centri benessere.
L’isola di Capri: E’ certamente una delle isole minori più esclusive
d’Italia ed è’ costituita da due centri , Anacapri e Capri raggiungibile
quest’ultima attraverso una funicolare. Da non perdere sono i famosi
Faraglioni e la Grotta Azzurra.
Parco del Cilento: Nel 1973 durante il convegno internazionale "I parchi
costieri mediterranei" venne sottolineata la necessità di realizzare un
parco naturale nel territorio cilentano per difendere il territorio dal
cosiddetto "turismo di rapina" che già allora iniziava a dare i suoi
primi risultati. L'atto ufficiale di nascita del Parco avviene il 6
dicembre 1991, con la legge R 394.
Il Parco nazionale del Cilento-Vallo di Diano comprende quasi tutta la
parte meridionale della provincia di Salerno. L'autostrada A3
Salerno-Reggio Calabria costeggia il perimetro del parco sui lati
settentrionale e orientale. Le uscite più convenienti sono: Battipaglia
per la fascia costiera da Agropoli a Palinuro; Campagna, Sicignano e
Petina per i monti Alburni; Sala Consilina e Padula per l'area del
Cervati; ancora Padula per la fascia costiera da Policastro a Marina di
Camerota. Diverse strade statali attraversano il parco con percorsi
tortuosi ma di grande interesse paesaggistico e infine vi sono altre
rotabili minori. Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è il
secondo parco in Italia per dimensioni e si estende dalla costa
tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano - lucano, comprendendo le
cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison.
Alle straordinaria eterogeneità del territorio si affianca il carattere
mitico di una terra ricca di storia e cultura..
Gastronomia e Vini: La gastronomia campana ha reso l’Italia conosciuta
nel mondo grazie alla pizza che rispecchia il gusto e la semplicità di
un intero paese. I napoletani, popolo ingegnoso, la inventarono mentre
erano alla ricerca di un piatto povero ma allo stesso tempo nutriente.
In origine la pizza era bianca, solo pasta e mozzarella; il pomodoro fu
introdotto dopo che venne importato dall’America.
Altri piatti tipici sono il “rraù” o ragù del guardiaporta, un piatto
unico a base di strutto, grasso di prosciutto e fettine di vitello
ripiene di formaggio, aglio,pinoli, uvetta e prezzemolo; i calamaretti
alla napoletana arricchiti con pinoli e olive nere e fra i dolci la
pastiera napoletana fatta con ricotta e aranci ed il Babà.
La Campania è anche la patria della pasta che spesso viene condita
semplicemente con pomodoro e origano e della mozzarella, famose quelle
di bufala che viene prodotta a Capua e Battipaglia.
Fra i vitigni tipici della regione sono il Trebbiano, il Sangiovese, la
Malvasia, il Greco e l’Aglianico, mentre fra i vini che si producono i
più bevuti sono il Procida ed il Vesuvio tra i rossi e il Lacrima
Christi, L’Ischia ed il Capri fra i bianchi. Degno di nota è anche il
famoso limoncello di Sorrento.
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