Pertosa e i comuni vicini  

Pertosa - Auletta - Polla - Buccino - Caggiano - Atena Lucana - Sant'Arsenio - San Pietro Al Tanagro  - Teggiano - Sala Consilina - Sanza  - Buonabitacolo - SassanoRoscigno

La regione Campania

 

Pertosa

 

Pertosa è posta sul versante destro della valle del fiume Tanagro.
Sulle sue origini non si hanno notizie certe e il suo nome deriva dal termine di dialetto arcaico "petrusu" (apertura), che fa riferimento all'apertura delle Grotte dell'Angelo.
Queste ultime rappresentano sicuramente la risorsa simbolo della città e riportano testimonianze di frequentazioni umane tra le più antiche del territorio salernitano.
Numerosi reperti dimostrano che le grotte furono abitate fin dall'età della pietra e successivamente l'antro fu utilizzato dai Greci e dai Romani come sede di culto, e fu poi dedicato dai cristiani a San Michele Arcangelo.
Le Grotte di Pertosa sono il fenomeno carsico campano più importante e attraggono turisti provenienti da tutto il mondo. Gli studiosi ne individuano l'origine a circa 35 milioni di anni fa.
Nell'androne che fa da accesso alle grotte è collocato un altare dedicato a San Michele e un barcone permette di entrare nelle cavità in maniera molto suggestiva, attraversando un corso d'acqua che ha origine dalle acque sotterranee, e che prende il nome di Fiume Negro, da cui prende il nome "Negro" il celebre festival di musica etnica che ogni anno ad agosto ha luogo nel piazzale delle grotte.
Il comune di Pertosa si trova ad un'altitudine di 310 metri sul livello del mare e conta circa 819 abitanti. I prodotti tipici sono legati all'agricoltur e all'artigianato.

Eventi a Pertosa

festa religiosa di San Benedetto 21 marzo
festa religiosa San Vittorio 14 maggio
Pertosani nel mondo 10 agosto
   
Sagra del vermicello Martedì grasso
Sagra del carciofo bianco Prima decade di  Maggio
Negro (rassegna di musica etnica) Fine Agosto

 

Pertosa: Fiume Tanagro o Negro 
Regioni bagnate: Campania, Basilicata
Province bagnate elenchi: Salerno, Potenza,
Lunghezza in kilometri: 58

Descrizione generica:
Si forma nel Vallo di Diano dall'unione di vari fiumi e torrenti, fra cui il Fossato Maggiore, il Peglio, ecc. Affluente di sinistra del fiume Sele presso Contursi. E costeggiato dalla SS. 19 e nell'ultimo tratto dalla 19 ter. Affluenti di sinistra: torrente Buco, torrente Galdo, torrente Lacevo, torrente Lontrano, torrente Marza, Lagno del Termine, canale Zia Francesca. Affluenti di destra: fiume Bianco, torrente dei Corsi, torrente Stanfolo, torrente Vonghia di Palomonte.
Comuni bagnati o nelle vicinanze:
Atena Lucana, Auletta, Buccino, Buonabitacolo, Casalbuono, Montesano Sulla Marcellana, Padula, Pertosa, Petina, Polla, Sant'Arsenio, San Pietro Al Tanagro, Sala Consilina, Sicignano Degli Alburni, Teggiano, Moliterno.
Pesca
Fiume compromesso nel primo tratto, corrispondente al Vallo di Diano, prende forza per l'affllusso di acque sorgive all'altezza di Auletta,iniziando di nuovo ad ospitare fario, insieme con cavedani e barbi canini.
 

Pertosa: La centrale del Tanagro - La centrale del Tanagro, per il suo funzionamento, utilizza le acque del fiume Tanagro che nasce in Lucania ed è il principale affluente del fiume Sele. Quest'ultimo, lungo circa 72 Km, scorre verso Nord, attraversa il Vallo di Diano per poi sfociare nel mar Tirreno nei pressi di Paestum.

Ubicato nel comune di Pertosa (SA), l'impianto del tipo ad acqua fluente è stato rifatto (unificazione dei salti) nel 1975 e per il suo funzionamento utilizza le acque del fiume Tanagro.

In località Maltempo, nel comune di Polla, è stato realizzato uno sbarramento sul corso del fiume Tanagro che ha originato un bacino dal quale, attraverso una griglia metallica munita di uno sgrigliatore automatico, convoglia le acque attraverso una galleria a pelo libero di circa 2 Km in una vasca di carico. Tale vasca si trova ad una quota di 426,54 m.

Da qui parte la condotta forzata lunga circa 715 m, con diametro pari a 1,650 m e un dislivello di 219 m Alla fine le acque vengono restituite nuovamente al corso del fiume Tanagro tramite un canale a pelo libero di 10 m
 

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Auletta

Auletta  (circa 4 Km da Pertosa),  è un piccolo centro ubicato in posizione suggestiva su un colle a poca distanza dal fiume Tangaro, in un ambiente caratterizzato dalla presenza di grandi estensioni di uliveti e da una natura incontaminata. In epoca medievale la cittadina era cinta da mura e al centro vi sorgevano la chiesa parrocchiale e l'imponente castello. Il più` importante edificio sacro della città è poi` la chiesa di San Nicola di Mira presso la quale si conserva la preziosa reliqua del santo patrono del paese:San Donato da Ripacandida. E` la natura comunque, uno dei beni più` preziosi di questa terra, infatti dando uno sguardo a questo territorio è emozionante scoprire un paesaggio estremamente variegato: Auletta è un luogo che si presta a piacevoli escursioni a carattere naturalistico, attraverso pinete e boschi di acacie, castagni e querce. nella fauna troviamo diverse specie animali come:cinghiali e lontre.

 

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Polla

Veduta panoramica di Polla

Il comune di Polla (circa 6 Km da Pertosa), situato a sud del Vallo di Diano fra le catene montuose degli Alburni ad ovest e della Maddalena ad est, si estende per 47,12 Kmq. Prima dell'anno 1000 fu zona abitata da pastori che lasciarono tracce del loro passaggio nelle grotte, nelle quali sono stati rinvenuti resti umani e animali.
 Il primo villaggio sorse verso il IV secolo a.C. ad opera dei Lucani cui seguirono i Romani che lasciarono numerose tracce visibili della loro opera di romanizzazione: la costruzione della via Annia, del ponte sul fiume Tanagro, ricostruito nel 1700 dall'ingegnere Carlo Pollio secondo le linee antiche, dell'Elogium e del Mausoleo di Caio Uziano Rufo.
Della dominazione bizantina, invece, non rimangono tracce, tuttavia la presenza di comunità greche nel paese è testimoniata sia dal rito greco professato nelle chiese di Santa Maria dei Greci e San Nicola dei Greci, sia dal ricco costume che le donne hanno indossato fino all'inizio del nostro secolo.  Con la caduta dell'Impero romano e le successive invasioni dei Goti, Longobardi e Saraceni, gli abitanti del Borgo San Pietro furono costretti a lasciare il Forum Popilii e a rifugiarsi sulla collina dove formarono il Castrum Pollae. Gli Altavilla, i Sanseverino, i Villano, i Capecelatro si susseguirono nel corso dei secoli nel possesso del paese, che nel tempo è stato sottoposto al controllo religioso di cinque ordini monastici: i Benedettini, i Cappuccini, i Domenicani, le Clarisse e i Francescani. Durante il regno borbonico Polla ebbe in visita il re Ferdinando IV, venuto a vedere i lavori di bonifica della zona da lui ordinati. Durante il Risorgimento il paese aderì ai moti carbonari con la società segreta la Naosparta Febea, capeggiata dal giovane Vincenzo Parisi, e partecipò alla battaglia del Volturno con il Battaglione Tanagro.
 Nel 1980 Polla è stata colpita dal grande sisma che ha arrecato notevoli danni sia alle case che alle chiese, ma il valido intervento della Soprintendenza ha consentito una rapida azione di recupero e di restauro, anche se alcuni lavori sono ancora in corso: è stato anche restaurato l'ex Convento delle Clarisse adibito a sede comunale e dotato di strutture adeguate alla funzione che svolge. Nel 1982, segno di recupero e di nuovo sviluppo, Polla ebbe la sua stazione ferroviaria con grandissima gioia non solo dei cittadini pollesi ma anche di quelli del Vallo che in pochi anni videro realizzata questa grande opera seguita poi dalla costruzione dell'ospedale, voluto e finanziato da Luigi Curto: in questi anni, queste grandi opere infrastrutturali hanno rappresentato fonte di vita per molti pollesi, che hanno abbandonato così il settore primario per il terziario.
Tra la vegetazione e le colture tipiche troviamo gli olivi, le viti, il grano, il granoturco, gli alberi da frutta (mele, pere, ciliegie), la macchia mediterranea, il castagno.
L'economia del comune di Polla è legata alle industrie alimentari, di imbottigliamento, abbigliamento e meccanica.

 

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Buccino

Il Comune di Buccino (circa 20  Km da Pertosa) vanta un patrimonio archeologico di inestimabile valore per la qualità dello stato di conservazione dei reperti che è possibile ammirare presso l'Antiquarium, aperto al pubblico dalle ore 9 alle ore 12 con ingresso gratuito. E' possibile ammirare un tempio su podio della metà del I secolo, un edificio pubblico con pavimenti a mosaico, strade basolate e strutture di edifici privati costituiscono gli esempi più significativi del patrimonio archeologico dell'area, che è ancora interessato da opere di scavo in corso presso la località Santo Stefano. Per quanto concerne i beni architettonici ricordiamo il Convento degli Eremitani di S. Agostino, caratterizzato da un bel chiostro di stile angioino-durazzesco risalente al 1476 e progettato dall'architetto Natale di Ragusa, nonché il Convento di Santa Maria delle Grazie, di impianto cinquecentesco, appartenuto all'ordine francescano. Infine, va segnalata la Chiesa di Santa Maria Solditta che conserva sulla facciata ancora elementi originari dell'impianto cinquecentesco. Distrutta, come ricorda un'epigrafe posta sul portale, da diversi terremoti nei secoli scorsi, è sempre stata ricostruita ed oggi è ancora in fase di restauro per il sisma del 1980 che la danneggiò gravemente.  Nel corso dell'anno a Buccino vengono organizzate numerose manifestazioni, sia folcloristiche che religiose, che testimoniano la volontà di conservare inalterato un patrimonio culturale che si perde nei secoli. Tra le tante, come manifestazioni più significative per il numero di visitatori che riescono ad attrarre, ricordiamo: "Feriae volceianese", una manifestazione artistico-musicale che si articola in spettacoli di musica classica, jazz e folcloristica che si tengono nel centro storico cittadino dal 15 luglio al 31 agosto; la "Sagra della pasta di casa", che si svolge dal 16 al 18 agosto. Il paesaggio naturale del territorio di Buccino è arricchito dalla presenza del Parco Dardano-Melara, caratterizzato da un'ampia faggeta, di proprietà comunale, che si estende per circa 100 ettari nel cui sottobosco si trovano, secondo l’andamento climatico, diverse varietà di funghi (porcino, chiodino, ovulo), e del Parco fluviale Sele-Tanagro-Calore, istituito con la Legge Regionale n.33 del 1993, che interessa la località Tempe del Mulino e che comprende la zona di confluenza tra il fiume Tanagro e l’affluente Bianco.

Il parco archeologico di Buccino

Sullo scorcio del IV secolo a.C. il compiersi del processo di strutturazione sociale con l'emergere di famiglie dominanti comportò anche la strutturazione urbanistica della città.L'evento fondamentale sembra essere la costruzione dell'imponente cinta muraria in opera isodomica di blocchi di calcarenite locale, che i dati di scavo permettono di datare all'ultimo quarto del IV secolo a.C. La costruzione delle mura comportò la realizzazione del percorso stradale interno est-ovest che rimarrà anche nelle fasi successive come asse portante dell'urbanistica della città e dell'organizzazione del territorio esterno. La presenza di edifici pertinenti ad un vero e proprio impianto urbanistico in questa fase sembra testimoniata da resti di strutture individuate a Palazzo Forcella, al disotto delle fasi romane di via Canali e lungo via Egito. Ad una fase più avanzata, nell' ambito del II secolo a.C., ormai fortemente influenzata dalla presenza romana nella regione, sembra riconducibile la sistemazione a terrazze dell'area sottostante l'attuale castello. Nei primi anni del I secolo a.C., probabilmente a seguito degli eventi della guerra sociale (91-88a.C.), la città subì gravi distruzioni, testimoniate dai livelli di macerie rinvenuti negli scavi condotti nell'isolato di via Canali.La costruzione del tempio di Santo Spirito, databile tra il 60 e il 50 a.C, l'uso dell'opera quasi reticolata nelle strutture dell'isolato di via Canali, i cui cavi di fondazione tagliano gli strati di macerie suddetti, il ricorrere della stessa tecnica edilizia, anche se conservata per piccoli tratti, in altre strutture individuate, la contestuale costruzione di nuovi assi viari con sottostanti sistemi fognari, sembrano costituire un complesso omogeneo di dati tale da permettere di ipotizzare che l'impianto urbanistico del municipium fu frutto di un'operazione condotta in estensione sull'intera città poco prima della metà del I secolo a.C. Tra la fine del I secolo d.C. e l'inizio del II secolo d.C. è possibile ipotizzare un evento disastroso, forse un terremoto, che colpi la città distruggendo edifìci e provocando frane delbanco roccioso su cui erano impostati gli edifìci. A tale evento potrebbe far riferimento un'iscrizione, databile nell'ambito del II secolo d.C., relativa ad un restauro del Caesareum, che definisce l'edifìcio "conlapsum", cioè crollato, formula spesso attestata dalle iscrizioni antiche per indicare gli effetti di un terremoto. Parti di edifici danneggiati e sigillati con riempimenti sono stati individuati in diversi punti della città quali, per esempio, l'ambiente posto nella parte sud dell'isolato di palazzo Forcella o quello di via sotto San Nicola. In ambedue i casi si tratta di ambienti di servizio che vengono riempiti di macerie contenenti materiali architettonici, quali frammenti di pavimentazioni musive ed intonaci, misti a frammenti pertinenti alla suppellettile domestica tra cui vetri, lucerne, ceramica da mensa e da cucina, anfore etc. L'indizio più rilevante di grandi opere di ricostruzione della città in questa fase, sembra essere l'edificio pubblico di via Canali, che si inserisce nel contesto dell'isolato precedente variandone la struttura, l'orientamento e la funzione. Vari rifacimenti successivi sono testimoniati nell'edifìcio di via Canali nel 111-IV secolo d.C., mentre sembra inquadrabile nel IV secolo d.C. un intervento di sistemazione del decumano con la costruzione di un ampio marciapiede, contenuto da una crepidine di blocchi irregolari, che comportò anche l'innalzamento delle soglie e dei piani di calpestio degli edifìci che vi si affacciavano. Solo lungo l'asse del decumano e nelle aree occupate da edifìci pubblici sono testimoniati sistemazioni ed episodi di riutilizzo delle strutture antiche nelle fasi alto-medievali. In altre aree della città, invece, sul versante nord e sud, sono documentati insediamenti precari costituiti da focolari con coperture sorrette da pali lignei. Una fase di contrazione della città sembra testimoniata anche dalla presenza di insediamenti di eremiti, cui sembra far riferimento la presenza di un culto di San Giovanni d'Egitto proprio nell'area delle grotte di via Egito, in cui sembra possibile individuare i resti di un insediamento monastico di tal genere. E solo nel XII secolo che, con la costruzione del mastio del Castello, ha inizio un fenomeno di strutturazione "urbana" intorno al Castello, nucleo originario della città attuale.

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Caggiano

Caggiano: il Centro storico innevato

(circa 5 Km da Pertosa) Il paese è diviso in due settori: la "Caggiano romano-medioevale", chiusa ancora fra le mura ben solide, che ricordano episodi oscuri ed eroici del primo medioevo, con l'arco orientale ancora intatto, e la "Caggiano moderna", che ha subito un enorme sviluppo nell'ultimo dopoguerra. Le origini di Caggiano si perdono nella notte dei tempi. L'Antonini e il Gatta scrissero che Caggiano era stata fondata sulle rovine dell'antica Cesariana: questo è assurdo in quanto, nell'Itinerarium di Antonini il Pio, Cesariana è collocata fra Marcelliana (l'attuale Sala Consilina) e Nerulo (nei pressi di Lagonegro). Tanti reperti, vasi, anfore, capitelli, epigrafi e tombe del VI e del VII secolo a.C. e posteriori, venuti alla luce nell'abitato, suffragano, invece, l'ipotesi che Caggiano, alla venuta dei Lucani, fosse già una zona importante, popolata da gente sabellica o italiota. Non sarebbe fuori luogo affermare che Caggiano - se si dovesse escludere la gola di Veteranuso - sorge sui ruderi dell'antica e misteriosa Ursentum ma l'origine del suo nome è ancor più misteriosa: molto probabilmente l'attuale paese ricostruito sulle rovine di Ursentum distrutta durante la seconda guerra punica ebbe un proprio nome che i barbari tramandarono, dopo averlo corrotto o trasformato, e i Bizzantini grecizzarono chiamandolo Cauchighiano, Caughiano, Cacanio, Caciano e di lì, attraverso altre trasformazioni, Caggiano. I primi ad offrirci ufficialmente il nome del paese sono stati gli scrittori greci dell'età bizantina: non si dimentichi, infatti, che tutta la Lucania, fino agli Alburni, è stata in potere dei Bizantini e che monaci e preti, per sfuggire alla persecuzione degli iconoclasti, si rifugiarono sui monti della nostra regione e qui continuarono ad esercitare il loro apostolato per secoli. Caggiano ebbe, infatti, due chiese di rito greco: la chiesa di Santa Maria dei Greci e quella di Santa Caterina. Il territorio di Caggiano, per la sua "favorevole" conformazione, è stato, nelle epoche passate e nelle recenti, luogo obbligato di passaggi di eserciti, adatto alla battaglie e agli agguati. Annibale vi scorrazzò a suo piacimento: vi si fermò, devastò, incendiò ed, infine, tese il singolare agguato al Console Marco Marcello. Tra queste alture gli Ursentini combatterono l'ultima loro battaglia; quando videro che era tutto perduto, offrirono se stessi e i loro figli in olocausto alla libertà perduta. Al cospetto di queste terre, alle pendici degli Alburni, Spartaco sacrificò la sua vita nel 71 a.C. e con essa la fine del suo grandioso sogno. Poi venne la lunga notte del Medio Evo e i barbari, da Alarico ad Atalarico, dai Goti ai Longobardi, tutto incendiarono: devastarono, uccisero e taglieggiarono, eliminando ogni segno di vita. Il territorio tutto divenne un cimitero e i suoi abitanti, scampati a quegli avvenimenti, furono costretti alla fuga. E quanto e quale danno no arrecarono anche i Saraceni nelle loro improvvise scorribande? Ci vollero secoli perché quei luoghi venissero ricostruiti: solo quando nel Medio Evo i nuovi padroni, prima i Longobardi e poi i Normanni, si avvicinarono al mondo romano, scelsero questi luoghi per costruire i loro ostelli con fossati, terrapieni e torri. Ai piedi di quei castelli si svilupparono i borghi che, spesso, con la caduta dell'Impero, gli invasori, nella speranza di meglio governare, assegnarono ai loro più valorosi guerrieri - la nobiltà del tempo -, delegando ad essi il potere regio. Caggiano fu certamente sede di un grande Capo, per cui il suo territorio si ingrandì fino a raggiungere la catena degli Alburni ad occidente, e Sant'Angelo le Fratte ad oriente. Primo Signore di Caggiano fu, molto probabilmente, Guglielmo "de Cauciciano", che, o per l'età avanzata o per gravi malanni, trasferì, nel marzo del 1092, la sua autorità di Signore al figlio primogenito Roberto, che nel 1098 associò nel governo del paese anche i due fratelli Guglielmo e Omfrida.Da quel momento molti furono, negli anni, i Signori che si succedettero a Caggiano, dai Gesualdo ai Parisani. Lo sviluppò che ha portato Caggiano ai giorni nostri, iniziò, però, solo dopo l'Unità d'Italia: prima di quell'evento la città aveva vie di comunicazione mal ridotte o inadatte per cui era completamente, o quasi, chiusa dallo sviluppo commerciale; di conseguenza la miseria era diffusa nella gran parte degli abitanti.

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Atena Lucana

Atena Lucana 2000(Circa 9 Km da Pertosa) E' uno tra gli insediamenti più antichi del Vallo di Diano. La sua posizione predominante nella vallata ne fa uno dei centri panoramici di maggior interesse del luogo. La fondazione dell'antico centro di Atena è databile intorno al IV-V sec. a.C. già importante centro greco, assume un ruolo fondamentale in epoca romana, tanto da diventare predominante rispetto agli altri abitati circostanti. L'importanza della città romana è testimoniata, oltre che dal copioso materiale presente nell'Antiquarium cittadino, anche da resti archeologici non visibili, quali le terme, l'anfiteatro e i tempi di Giove ed Esculapio. Le dominazioni barbariche e le incursioni saracene del IX e X secolo, hanno distrutto non solo il nucleo abitato romano, ma anche le numerose ville di campagna dei ricchi patrizi. Soltanto in epoca altomedievale il nuovo nucleo abitativo si consolida nuovamente, stringendosi intorno alla chiesa dell'Arcangelo Michele (attuale San Ciro) che probabilmente sorse sui resti di un antico tempio e disponendosi in un'originale conformazione urbanistica che prevedeva tre anelli concentrici a forma di ellisse.Le dominazioni in epoca medievale di Atena vedono susseguirsi i Longobardi e poi i Normanni. Nel Settecento, invece, si ha un miglioramento delle condizioni, come testimoniano le erezioni di numerosi palazzi nobiliari, oltre che l'edificazione della parrocchiale di Santa Maria Maggiore.Con l'Unità d'Italia, il paese segue le sorti degli altri comuni del Vallo di Diano, avvicendando a periodi di benessere, altri non altrettanto favorevoli  (basti citare i due terremoti del 1857 e del 1980).

 

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Sant'Arsenio

Veduta panoramica di Sant'Arsenio

Il comune di Sant'Arsenio (circa 10 Km da Pertosa) ebbe origine nel medioevo quando sorse un insediamento di profughi presso un monastero dedicato al santo omonimo.
La prima testimonianza scritta del Casale di S. Arsenio risale alla seconda metà dell'XI secolo.
Il territorio fu sottoposto al dominio della famiglia Sanseverino fino alla metà del XVI secolo e dei duchi Calà nel '600 e '700.
Tra il 1630 e il 1648 si stabilì nel paese il brigante Giovanbattista Verricella, detto "Tittariello", le cui gesta hanno ispirato numerosi romanzieri. Ad agosto una manifestazione folcloristica ricorda e ricostruisce le gesta del famoso brigante.
Per l'argomento trattato "il brigantaggio" e per la precisione della ricostruzione storica, tale manifestazione rappresenta un'occasione unica per entrare nel vivo del mondo seicentesco.
Molto suggestivo è il monte Carmelo dalla cui cima si può ammirare uno splendido panorama di tutta la valle, ad un'altezza di circa 1.140 metri.
Il comune di Sant'Arsenio si trova ad un'altitudine di 463 metri sul livello del mare, conta 3099 abitanti e copre una superficie di 20,19Kmq.

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San Pietro Al Tanagro

San Pietro al Tanagro, ( circa 12 Km da Pertosa) Comune della Provincia di Salerno, situato sul lato Nord-Occidentale del Vallo di Diano, ad un’altezza di circa 450 metri sul livello del mare, sorse intorno al medioevo (Sec XII). Il territorio comunale è di 1530 ettari, ricadenti in buona parte in pianura. Il paese fu fondato come centro rurale al bordo della pianura, diviso in due gruppi di case: San Pietro e la Torre. Paolo Eterni (Storico Valdianese del XVII sec.), fa risalire la fondazione della “Torre” e di San Pietro ai Conti di Cajano, della famiglia normanna degli Altavilla, nel XII secolo.
Dal XIII secolo l’insediamento risulterà già fra i Casali dello Stato di Diano anche se solo dal XV secolo esso figurerà nei Registri Angioini ai fini dell’esazione fiscale1.
Nel 1541 il Casale di San Pietro ottenne l’emancipazione dal Casale di Diano dal quale dipendeva. La notizia ci viene riferita da un anonimo che la ricorda con un manoscritto, il quale recita: “Il Comune di S. Pietro, in Principato Citra, è antico Casale della Città di diano, edificato in suolo comunale, e nello addietro ha conferito à pesi pubblici con diano sua madre. Nel 1541. il casale sud.° di S. Pietro fu emancipato da diano sua madre con solenne...e ritenne i dritti di comunanza, e gli emolumenti della difesa...come si raccoglie dagli atti presso dett’Att.° Ricciardi” 2.
Ecco come lo storico Paolo Eterni ci descrive il Casale nel secolo XVII, nella sua opera intitolata “Descrizione seicentesca della Valle di Diana” : “...Camminando più oltre mezo miglio discosto, appare quel nobile palazzo con alquante case di abitatori, nominato la Torre, edificato da Giovan Francesco Conte di Cajano figlio di Roberto Sanseverino, già quarto Conte di Marsico, e primo Principe di Salerno di quella Famiglia per la ribellione di Daniele Orsini, abbellito poi dal detto Villani e signoreggiato da esso.
Seguitando quella, alla radice del colle giace san Pietro, che fu già de’ Marsicani di Diano, castello, anco honorato da esso Villano edificato a divozione di detto Santo, quando passò per la Valle al ritorno in Italia dall’Asia nel principio di Nerone... e fuor di quello vi sono i Frati Conventuali di San Francesco, Moderno convento, dove sono Famiglie anco Civili ed honorate. Più oltre mezo miglio discosto dal detto convento si vedono pochi vestigi della Villa di Santo Marzano, detto da Santo Marciano di Venafro edificato a sua divozione.
Dopo un miglio sopra un eminente collina sono le rovine della Villa di Calvanello, che fu di Costanzi di Diano... La cui Villa avendo contesa con quella di Santo Marciano, si destrussero, e le reliquie andarono ad habitare nel Castello detto di San Pietro” 3.
In quel periodo, precisamente nel 1661, attiguo alla chiesa di Santa Maria del Piano (esistente fin dal 1530), venne completato il convento dei Frati Minori Francescani, il quale, fu soppresso dalle leggi emanate in epoca napoleonica, con il Regio Decreto del 7 agosto1809, emesso dal re di Napoli, Gioacchino Murat4.
Le vicende del Casale seguirono, pertanto, quelle dello Stato di Diano con i suoi Feudatari, passando dal dominio dei Sanseverino a quello dei Villano ed in ultimo ai Capecelatro, subentrati nel 1689, ad acquistarne la giurisdizione5.
Il secolo XVIII, secolo in cui vi fu l’incremento demografico ed il miglioramento della condizione generale della popolazione, si chiuse con il pesante sussulto rivoluzionario del 1799 , che percorse tutto il Vallo di Diano, suscitando entusiasmi e rancori intorno all’albero della libertà e seminando lutti un pò in tutti i paesi.
Il secolo XIX si aprì con la venuta delle truppe napoleoniche in queste contrade (dopo la parentesi della Repubblica Napoletana del 1799, dal Gennaio al Giugno di quell'anno). Queste truppe, comandate dal generale Massena, attraversarono le zone del Vallo di Diano nel Settembre del 1806, e giunti a San Pietro, lo misero a ferro e fuoco, radendolo al suolo, dopo che un gruppo di sanpetresi armati spararono contro di essi, colpendo a morte un capitano comandante di compagnia6.
Dopo la brutta avventura verificatasi con i francesi invasori, la popolazione di San Pietro, non si perdette d’animo, ricominciando a sanare i danni subiti. Qualche anno dopo si pensò di ricostruire “Ex novo”, anche la chiesa Parrocchiale, dedicata a San Pietro Apostolo, poiché piccola e inadatta a contenere tutta la popolazione sanpetrese. I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1815 per concludersi nel 18247.
Il 1857 fu l’anno più triste per il Vallo di Diano in questo secolo. Nella notte tra il 16 e 17 dicembre di quell’anno un violento terremoto seminò morte e distruzione: nella vicina Polla vi furono 867 morti, 250 feriti, 1300 case crollate, 355 danneggiate, 18 chiese e cappelle crollate ed una pericolante8.
A San Pietro vi furono molti danni all’abitato con 8 vittime, molte delle quali giovanissime e una nona vittima perì sotto le rovine del carcere di Polla, nel quale si trovava9.
Nel 1863, dopo l’unificazione nazionale, il Comune di San Pietro fu denominato “al Tanagro”, dal nome del fiume Tanagro che attraversa il Vallo di Diano.
Mentre alla fine dello stesso secolo XIX, precisamente nel 1899, si costruì la cappella, dedicata al Crocifisso, sulla cima del monte Ausiliatrice (che da essa prese il nuovo nome di Monte Crocifisso), istituendovi anche la festività annessa10. Per quanto riguarda i movimenti demografici, sappiamo che nel 1595 il Casale di San Pietro contava solo 132 fuochi (i fuochi erano i nuclei familiari, in media composti da cinque membri), che nel 1648 salivano a 140, ma a causa della peste del 1656 che causò morte in tutto il Regno di Napoli, scendevano a 95 nel 1669. Nel 1704 l’insediamento scendeva ancora, facendo censire in quella data, soltanto 71 famiglie. Nel 1708 il Casale contava solo 932 abitanti, mentre alla fine dello stesso secolo, precisamente nel 1790, la popolazione era risalita a 2720 abitanti, facendo registrare un record demografico11. La popolazione rimase stabile fino al 1871, poichè in quel censimento si contarono 2611 abitanti, ma il pesante fenomeno di emigrazione, specialmente verso le Americhe, avutosi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del successivo, portò il Comune a livelli di spopolamento: 1838 abitanti nel 1911 e 1543 nel 1921. Nella metà del XX secolo, nel censimento del 1951 la popolazione era riuscita a risalire a 1737 unità, ma una nuova ondata di emigrazione la faceva ridurre nel 1961 a 1597 unità. Al censimento del 1971 il numero degli abitanti era di 1562 e nel 1976 a 155912. Nell’ultimo scorcio del XX secolo a 1705 abitanti e all’inizio del 2004 i residenti censiti sono 1710 unità.

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Teggiano

Teggiano (circa 22 Km da Pertosa) è certamente uno dei centri storicamente più importanti della provincia salernitana. Situata su un colle posto quasi al centro del Vallo di Diano, la piccola città ha conservato numerose tracce del suo passato, a cominciare dai corredi tombali con reperti ceramici del VI secolo a.C. e continuando con statue, avanzi architettonici, mosaici e iscrizioni dell'epoca romana.
Il paese (che ora fa parte del Parco del Cilento e del Vallo di Diano) ha comunque una conformazione urbanistica tipicamente medievale con l'abitato che si rinserra intorno al monumentale Castello appartenuto nel medioevo ai Sanseverino principi di Salerno, uno dei quali, Antonello, proprio in questa fortezza nel 1485 organizzò la famosa Congiura dei Baroni e nel 1497 vi sostenne l'assedio del re di Napoli Federico d'Aragona venuto con un potente esercito per catturare il ribelle principe di Salerno.
L'antico centro, che ora è sede della Diocesi di Teggiano-Policastro un seminario fondato nel 1564, ha numerose chiese medievali ed ex conventi ricchi di opere d'arte dovute ad artisti famosi come Melchiorre di Montalbano, Tino da Camaino, Giovanni da Nola, Andrea da Salerno. Inoltre offre al visitatore la possibilità di visitare due Musei: quello Diocesano e quello della Civiltà Contadina.
Per il suo aspetto essenzialmente monumetale, Teggiano è una città-museo, poiché vagando qua e là per le viuzze del centro storico è possibile ammirare avanzi dell'età romana murati sulle facciate delle case, artistici portali di dimore signorili sormontati da stemmi gentilizi, pregevoli chistri ornati di stupendi affreschi, edicole votive e un monumentale portico quattrocentesco che per secoli è stato il Sedile dove si riuniva il Parlamento della città.
Non meno suggestivo è l'aspetto paesistico di Teggiano, con belvederi dai quali si ammira la Valle sottostante solcata dal fiume Tanagro e trapuntata di altri antichi centri abitati, tra i quali si distingue nettamente Padula con la sua Certosa.
Teggiano ha un fitto calendario di feste religiose, tra le quali la più importante è certamente quella di San Cono, protettore della città. Poi nel mese di agosto si svolge l'ormai famosa festa medievale denominata "Alla tavola della principessa Costanza" e organizzata dalla Pro Loco, con l'affluenza di migliaia di visitatori, i quali hanno la possibilità di assaggiare le antiche e gustose pietanze locali.


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Sala Consilina

Il comune di Sala Consilina (circa 27 Km da Pertosa) sorge sul versante orientale del Vallo di Diano, distesa su tre colli. Pare che sul sito di una vasta necropoli estesa per circa 4 chilometri tra le contrade Profiche e Marsicanello del IX secolo a.C. (cultura villanoviana), sia sorto in età longobarda uno stanziamento fisso di abitazioni.
Successivamente alle invasioni saracene, i profughi di Marcellanium che avevano visto distrutta la loro città, si stanziano in queste contrade dando inizio alla prima espansione del nucleo abitato. Intanto, il fiorente sobborgo di Consilinum nel IX secolo, per opera dei Saraceni, viene completamente raso al suolo, fatta eccezione per il battistero di San Giovanni in Fonte.
Verso l’anno Mille, sugli speroni rocciosi più alti, sorge il primo nucleo del castello che in analogia con quello di Salerno (Arechi) si pone a guardia dell’intera vallata. Col tempo il nucleo principale va via via accrescendosi ed espandendosi verso valle. Nel 1246, Tommaso Sanseverino, a seguito dell’insuccesso della congiura di Capaccio, ai danni di Federico II, si rifugia nel fortificato maniero,ma ciò non impedisce allo “Stupor Mundi” (così veniva definito Federico II) di assediare e distruggere il castello e Sala, trucidando lo stesso Tommaso ed il figlio Guglielmo. A partire dal 1318, a seguito delle pestilenze che affliggono il luogo, la popolazione di Sala subisce un pauroso calo demografico, che si protrae fino alla metà del XVI secolo. Il XVIII secolo è il secolo d’oro per Sala, che vede una netta espansione al di là del nucleo originario della Civita, con l’erezione di numerose e sontuose dimore gentilizie, oltre che di cappelle e chiese.
Nel XIX secolo Sala ricopre un ruolo importante nel processo di unificazione d’Italia, ospitando Garibaldi, e offrendo molti cittadini alla causa della patria.
A partire dagli anni ’30 del Novecento, inizia per Sala un processo di espansione edilizia e di incremento demografico cui si assocerà poco dopo anche un benessere economico, che oggi ne fa il centro più importante del Vallo di Diano e del Cilento.

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Sanza

In tempi antichi l'insediamento di Sanza ( circa 35 Km da Pertosa) si posizionava come punto di raccordo tra le popolazioni del Vallo di Diano e le città della costa. Plinio ne testimonia l'appartenenza alla confederazione dei popoli lucani. Il paese ha vissuto vari periodi di splendore nel 1500 e 1700 d.C., ed è tristemente noto per la tragica fine che si trovò l'eroe risorgimentale Carlo Pisacane, il 2 luglio 1857.
In paese si possono ammirare: la Chiesa Madre (prima del 1509), la torre medioevale di S. Martino, vari splendidi portali, la chiesa di S. Francesco (datata 1609), il cippo di Pisacane.
Sanza, situato su una collina, è circondato da numerosi monti con boschi di castagno, di cerro e di faggio, con bellezze naturalistiche come inghiottitoi molto profondi e splendide grotte. Nel suo territorio cade il massiccio e la cima del monte fra i più alti della Campania: il monte Cervati (m. 1898). Vi nasce anche il fiume Bussento, l'unico fiume carsico che scorre interamente su territorio italiano e sfocia nel Mar Tirreno. Il paese fa parte del "Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano " (patrimonio dell'UNESCO) ed è luogo ameno, montano, salubre. Le attività lavorative prevalenti sono il commercio, la pastorizia e l'agricoltura. Il paese ha vissuto vari periodi di splendore nel 1500 e 1700 d.C., ma è tristemente conosciuto per la tragica fine che si trovò l'eroe risorgimentale Carlo Pisacane il 2 luglio 1857.
E' anche e sopratutto rinomato per l'antichissima e radicatissima devozione alla Madonna della Neve, detta anche Madonna del Cervato, perché tale devozione mariana è legata al Santuario diocesano e alla Grotta adiacente, ubicati sulla cima del Monte Cervati (m. 1853).


In paese si possono ammirare:

  • la Chiesa Madre (prima del 1509), con statue e sculture;
    la torre medioevale di S. Martino ;

  • vari splendidi portali;

  • la struttura architettonica e paesaggistica del centro storico;

  • il palazzo Campolongo;

  • la chiesa di S. Francesco (datata 1609);

  • il cippo di Carlo Pisacane.
     
     

  • Dal punto di vista naturalistico e per trekking sono da visitare:

    * L'AFFONDATOIO DI VALLEVONA

    *SENTIERO DELLA FEDE MADONNA DI CERVATI

    * MONTE CERVATI

Prodotti tipici: le risorse di Sanza comprendono anche la buona cucina e le specialità gastronomiche, capaci di soddisfare anche i palati più esigenti. Particolarmente gustosa è la pasta fatta in casa, la carne, i formaggi, l'olio, i salumi, asparagi, cereali, funghi e legumi.

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Buonabitacolo

Il comune di Buonabitacolo ( circa 30 Km da Pertosa) fu fondato da Guglielmo Sanseverino, Signore di Padula, Sanza e Policastro, il 2 novembre 1333.
Il principe, con rogito notarile, concesse a tre cittadini Casalbuonesi le zone del Fiume Peglio o Galdo e chiamò Buonabitacolo il nuovo paese. Nel nome scelto la fondamentale caratterista di luogo in cui è bello vivere per la salubrità dell'aria e per la magnifica posizione geografica.
Buonabitacolo è un piccolo comune di 2825 abitanti, occupa una superficie territoriale pari a 15.39 Kmq e sorge ad un'altitudine di 501 metri sul livello del mare.
Il comune conserva ancora oggi l'antico assetto urbanistico e vi si possono osservare opere architettoniche, recentemente restaurate, del XIV e XV secolo d. C.

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Sassano

( circa 28 Km da Pertosa)Risulta quasi impossibile tracciare con certezza le linee d'origine del comune di Sassano.
I primi documenti in cui compare il suo nome partono dall'anno mille, ma è lecito pensare che, prima di tale data, nel territorio ci sia stato un nucleo abitato, anche se non molto consistente.
Il comune si trova ad un'altitudine di 491 metri sul livello del mare e copre una superficie di 47,27Kmq. Secondo il censimento 1991 la popolazione risulta essere di 5337 abitanti, con una densità abitativa di 13 ab./kmq.
Il territorio presenta caratteristiche morfologiche disomogenee: circa il 70% della sua estensione interessa zone collinari e montagnose e il restante 30% zone di pianura.
Il territorio montano di Sassano è rinomato per la straordinaria varietà di orchidee (54 delle 120 specie esistenti in Italia).
Per dare evidenza a questa risorsa naturalistica, il Comune di Sassano organizza, nel mese di maggio, una manifestazione denominata "La valle delle orchidee".

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Roscigno

Roscigno, ( circa 45 Km da Pertosa) 563 metri d'altezza ribattezzato la Pompei del ' 900.
Cristallizzato nel tempo, con le sue stradine e la piazza, l'acciottolato e la fontana.
Il paese nasce per comodità: casale di Corleto Monforte, fu fondato intorno al 1300 da quegli abitanti che vi si recavano per abbeverare gli armenti.
Ma nel 1200, nel luogo conosciuto col nome di Piano , già preesisteva un' abbazia benedettina. Era S.Andrea dell' Appio e relativo abate dipendente da Cava; annessa una chiesa dedicata a S.Venere.
Intorno a questo primitivo nucleo i corletani, nel tempo, edificarono le loro abitazioni.
Nel  1515  il borgo ottiene  il decreto di Università autonoma.
Risale già a quest'epoca il movimento franoso che ne decise lo spopolamento. 
La natura cretacea del terreno, geologicamente inidoneo , ne è la maggiore responsabile.

 

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La Campania

La Campania è una regione dell’Italia meridionale ed è bagnata dal Mar Tirreno ad ovest. Le regioni con cui confina sono Lazio, Molise, Puglia e Basilicata. Il territorio è prevalentemente collinare ma presenta anche pianure di origine vulcanica e zone montuose. Lungo la costa vi sorgono le isole Partenopee che sono: Capri, Ischia, Procida e Nisida. Il capoluoghi sono Napoli (capoluogo di Regione), Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.
La Campania è bagnata da quattro Golfi: quello di Gaeta, quello di Napoli caratterizzato dalla presenza del Vesuvio, quello di Salerno che si trova a Sud per la meravigliosa costiera Amalfitana e quello di Policastro.
Oltre alle bellezze naturalistiche la regione offre testimonianze della sua storia millenaria come i resti di Pompei ed Ercolano.
Province in Campania: Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno.
Da Vedere: La Costiera Amalfitana: E’ situata sul fianco sud della penisola di Sorrento ed è una delle zone balneari più rinomate del Sud Italia. La strada principale si estende da Sorrento a Positano e durante il tragitto si possono ammirare, fra le altre, stupende località quali Praiano, Amalfi, Rovello e Minori con le sue rovine romane.
Il Maschio Angioino a Napoli: simbolo della città, fu edificato per volere di Carlo D’Angiò che volle una residenza fortificata vicino al mare. Napoli vale una visita anche per altri monumenti fra cui il Duomo, il Palazzo Reale e la monumentale Piazza Plebiscito.
Gli scavi di Pompei in provincia di Napoli colpita dall’eruzione del Vesuvio insieme ad Ercolano e Stabia nel 79 d.c. , periodo del suo massimo splendore.
L’Isola di Ischia: Appartenente al golfo di Napoli è la principale fra le isole Flegree. Denominata anche Isola Verde per la colorazione delle sue rocce (il tufo verde), Ischia e’ particolarmente famosa per la ricchezza di sorgenti termali attorno alle quali si sono sviluppati attrezzati centri benessere.
L’isola di Capri: E’ certamente una delle isole minori più esclusive d’Italia ed è’ costituita da due centri , Anacapri e Capri raggiungibile quest’ultima attraverso una funicolare. Da non perdere sono i famosi Faraglioni e la Grotta Azzurra.
Parco del Cilento: Nel 1973 durante il convegno internazionale "I parchi costieri mediterranei" venne sottolineata la necessità di realizzare un parco naturale nel territorio cilentano per difendere il territorio dal cosiddetto "turismo di rapina" che già allora iniziava a dare i suoi primi risultati. L'atto ufficiale di nascita del Parco avviene il 6 dicembre 1991, con la legge R 394.
Il Parco nazionale del Cilento-Vallo di Diano comprende quasi tutta la parte meridionale della provincia di Salerno. L'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria costeggia il perimetro del parco sui lati settentrionale e orientale. Le uscite più convenienti sono: Battipaglia per la fascia costiera da Agropoli a Palinuro; Campagna, Sicignano e Petina per i monti Alburni; Sala Consilina e Padula per l'area del Cervati; ancora Padula per la fascia costiera da Policastro a Marina di Camerota. Diverse strade statali attraversano il parco con percorsi tortuosi ma di grande interesse paesaggistico e infine vi sono altre rotabili minori. Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è il secondo parco in Italia per dimensioni e si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano - lucano, comprendendo le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison.
Alle straordinaria eterogeneità del territorio si affianca il carattere mitico di una terra ricca di storia e cultura..
Gastronomia e Vini: La gastronomia campana ha reso l’Italia conosciuta nel mondo grazie alla pizza che rispecchia il gusto e la semplicità di un intero paese. I napoletani, popolo ingegnoso, la inventarono mentre erano alla ricerca di un piatto povero ma allo stesso tempo nutriente. In origine la pizza era bianca, solo pasta e mozzarella; il pomodoro fu introdotto dopo che venne importato dall’America.
Altri piatti tipici sono il “rraù” o ragù del guardiaporta, un piatto unico a base di strutto, grasso di prosciutto e fettine di vitello ripiene di formaggio, aglio,pinoli, uvetta e prezzemolo; i calamaretti alla napoletana arricchiti con pinoli e olive nere e fra i dolci la pastiera napoletana fatta con ricotta e aranci ed il Babà.
La Campania è anche la patria della pasta che spesso viene condita semplicemente con pomodoro e origano e della mozzarella, famose quelle di bufala che viene prodotta a Capua e Battipaglia.
Fra i vitigni tipici della regione sono il Trebbiano, il Sangiovese, la Malvasia, il Greco e l’Aglianico, mentre fra i vini che si producono i più bevuti sono il Procida ed il Vesuvio tra i rossi e il Lacrima Christi, L’Ischia ed il Capri fra i bianchi. Degno di nota è anche il famoso limoncello di Sorrento.

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